Storie

Vito, il gatto bionico

La sua storia raccontata in un libro

Vito, anche chiamato amorevolmente Vituzzo, con la sua storia è il testimone di una fiaba amara dal dolce finale, un racconto di resilienza e amore.

Nasce in Sicilia sette anni fa, a San Vito Lo Capo, ed è proprio lì che conosce la sua ‘mamma’ umana che lo porterà a casa con sé, a Riva del Garda, alla fine delle vacanze. Vito lascia così la Sicilia per scoprire il nord Italia, passando le sue giornate a esplorare la sua nuova città e poi tornare a casa tra le coccole della sua nuova famiglia adottiva. Fin quando la signora viene a mancare e la figlia, Silvia, decide di portare con sé Vito a Milano.

Silvia Gottardi è un’ex cestista, vive a Milano, in un appartamento al pian terreno e Vito che non è abituato a stare chiuso in casa inizia a dare segni di insofferenza, quindi decide di mettere delle gattaiole sulle porte per farlo uscire quando ne ha desiderio.

Tutto procede bene durante i primi anni milanesi, fino a quando Silvia si sposa e va in viaggio di nozze con la compagna. Lascia un’amica che va in casa a controllare Vito. Purtroppo, però, non tutto fila liscio, perché Vito scompare per trentasei ore e quando viene ritrovato il povero gatto ha entrambe le zampe posteriori schiacciate.

Non si sa cosa sia successo, viene portato immediatamente dal veterinario che è costretto ad amputare subito una delle due zampette e dopo un solo giorno anche la seconda farà la stessa fine purtroppo.

La vita per un animale senza zampe posteriori è quasi impossibile, ha poche possibilità di sopravvivenza, nonostante Vito non sia un gatto randagio. Le due neo sposine si vedono costrette ad interrompere il loro viaggio di nozze e tornare da Vito che ha bisogno di loro.

La vita a volte è ingiusta, ma in questo caso il destino aveva riservato a Vito e alle sue due nuove mamme, qualcosa di inaspettato. Sulla sua strada Vito incontra il veterinario Massimo Petazzoni che propone alle due donne un intervento mai fatto prima in Italia: installare delle protesi a Vito, due zampette artificiali per fare in modo che potesse camminare di nuovo.

Le due accettano, per Silvia la sua famiglia è composta dalla moglie Linda e da Vito, quindi decide di fare di tutto per salvarlo.

Il percorso di Vito dopo aver affrontato l’operazione è tutt’altro che semplice, perché la riabilitazione risulta lunga e difficile.
Vito doveva essere aiutato sia per svuotare la vescica e a defecare. Ogni giorno doveva prendere una miriade di medicine, antibiotici e le flebo erano diventate le sue migliori amiche.

Vito non sembrava riuscire a riprendersi e non ce la faceva a camminare. Silvia e sua moglie, Linda, iniziano a scoraggiarsi e chissà se avesse potuto parlare cosa avrebbe detto il povero Vituzzo. Finché un giorno, all’improvviso, lo trovano in piedi a camminare e da quel giorno non si è più fermato.

Vito ora conduce una vita di nuovo felice e riesce a fare tutto, tranne saltare – che per un gatto è una grande rinuncia – ma riesce a camminare, correre e giocare come faceva prima che succedesse questo brutto incidente. Le protesi, forse, più avanti potranno essere sostituite con altre con delle molle studiate per farlo saltare di nuovo.
Quel che importa è che Vito – grazie alla sua voglia di vivere e la sua tenacia – ma anche grazie al grande amore ricevuto, riesce ad avere una vita normale, di nuovo.

Come si dice nella cultura Hawaiana: “OHANA significa famiglia e famiglia vuol dire che nessuno viene abbandonato o dimenticato”.

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