Razze di gatti

Gatto Savannah, un gattopardo in miniatura

Il gatto Savana è un incrocio tra un gatto domestico e un servalo. La passione degli esseri umani per i felini selvaggi è nota da tempo, ma come fare a possederne uno e allevarlo in casa senza rischi?

Judee Frank, un’allevatrice americana appassionata di felini selvatici, deve essersi fatta la stessa domanda prima di decidere di creare il primo gatto ibrido, metà domestico e metà selvaggio. Dall’accoppiamento di un maschio di Serval, un felino africano della Savana, con una femmina di gatto domestico nacque il primo gatto Savannah, il 7 aprile del 1986.

In seguito, due appassionati allevatori – Patrick Kelly e Joyce Sroufe – iniziarono un complesso programma di allevamento per superare tutte le difficoltà generate dalla natura selvaggia del gatto africano. Un decennio dopo, i due furono in grado di stabilizzare la razza, che fu accettata dal TICA e riconosciuta infine nel 2001.

Con la nascita della prima associazione di gatti Savannah, l’anno seguente, si contavano già 200 esemplari che, per questioni genetiche, sono stati suddivisi in categorie.

I gatti Savannah sono classificati con la lettera F seguita da un numero progressivo per indicare la generazione (F1, F2, F3) e per dimostrare, quindi, quanto di selvaggio ci sia ancora in questo felino. Le classificazioni per questo incredibile gatto sono molto rigide perché si tratta pur sempre di un felino discendente da un animale selvatico che non è incline all’addomesticamento.

Per questo motivo, è universalmente riconosciuta la regola che solo i gatti di almeno 3 generazioni possono competere nelle esibizioni, mentre in Italia ne è vietata la detenzione domestica se non sono almeno di quarta generazione e previa autorizzazione specifica.

Caratteristiche fisiche

Il gatto Savannah è fondamentalmente un gattopardo in miniatura. Più grande della media standard dei gatti domestici, le sue dimensioni sono simili a quelle di un Norvegese delle Foreste o di un Maine Coon, ma il suo aspetto è decisamente più snello e slanciato.

Le zampe sono lunghe e forti, con la muscolatura ben evidente. Il tronco è ben proporzionato in lunghezza e larghezza e leggermente incurvato sul dorso, la coda invece è poco più corta di quella di un gatto comune.

La testa può essere iscritta in un triangolo perfetto, sia se vista frontalmente che di profilo. Si ergono ben dritte sopra di essa due orecchie molto grandi, con la base larga e la punta arrotondata. Gli occhi, invece, sono più piccoli, ravvicinati e contornati di bianco, che regalano al Savannah uno sguardo intenso. Il naso, infine, è largo e piatto, molto simile a quello di un felino della Savana.

Il mantello è molto diverso rispetto a quello di altre razze di gatti. Il pelo superficiale è più ruvido e ispido e conserva in questo dei tratti selvaggi. Il sottopelo, invece, è molto più morbido e aderente al corpo.

Sono accettate diverse colorazioni ma la caratteristica imprescindibile è relativa al motivo, che deve essere spotted, con macchie nere rotonde o dalla forma allungata.

Carattere

Difficile da credere, considerata la sua discendenza, ma il Savannah è un vero e proprio coccolone. Con il suo umano sviluppa un rapporto di forte dipendenza, quasi morboso, tende a seguirlo ovunque e può essere abituato anche ad andare al guinzaglio.

Intelligente e molto curioso, ficca il naso un po’ dappertutto. Non sorprenderti se, dopo aver familiarizzato con la casa, finirà per aprire le porte e ruberà oggetti dai vostri cassetti. È un tipo molto socievole e non ha affatto timore degli estranei. Con gli altri felini, invece, è meno predisposto alla condivisione degli spazi.

Il Savannah è un gran giocherellone. Costantemente in movimento, salta e si arrampica ovunque ed è in grado di raggiungere fino a 2,5 metri di altezza. I mobili alti, infatti, sono il suo posto preferito per osservare il mondo che lo circonda.

Considerate le dimensioni e l’intensa vitalità, il gatto Savannah non è adatto a rimanere chiuso in casa. Se scegliete di adottarne uno, vi occorre molto spazio e un giardino dove potrà sfogarsi senza far danni.

Salute, benessere e alimentazione

Il Savannah Cat ha un’aspettativa di vita più lunga rispetto ai felini domestici. Se è in salute, può arrivare tranquillamente fino a 20 anni e c’è da dire che questo gattone ha davvero una salute di ferro. Controlli di routine sono sempre necessari, dal momento che potrebbe soffrire delle patologie comuni che colpiscono tutti i gatti.

Il pelo non richiede molta manutenzione, è sufficiente una spazzolata a settimana per rimuovere il pelo morto, ma essendo corto, non vi è rischio di nodi o perdita abbondante. È bene però tenere sotto controllo le orecchie e pulirle con un prodotto delicato e specifico.

L’appetito del Savannah è ovviamente molto sviluppato. La sua energia richiede un ottimo apporto calorico e, per fortuna, non è un soggetto che tende ad ingrassare perché è continuamente in movimento. Come per tutti i felini, curarne l’alimentazione e fare in modo che questa sia principalmente proteica è tra le basi della sua buona salute.

Allevamento

Il prezzo di un gatto Savannah oscilla tra i 2000 e i 20000 euro. Prezzi proibitivi, senza dubbio, ma adeguati alla particolarità del soggetto.

I gatti Savannah, infatti, sono rarissimi. La differenza di prezzo non dipende solo dalla destinazione d’uso del felino, che può essere da compagnia, riproduzione o esposizione. Nella razza Savannah entra in gioco anche la generazione e, quindi, la possibilità che l’esemplare sia più o meno selvaggio.

Se, ad esempio, il gatto è classificato come F1 (dove uno dei due genitori è un Serval puro), il prezzo sarà ovviamente molto alto. Infine, un altro fattore determinante per il prezzo è il fatto che riproduzione e allevamento non sono semplici per questa razza.

Di solito bisogna attendere fino alla quarta generazione per ottenere un esemplare maschio fertile e c’è da ricordare che i cicli di calore delle femmine non sono regolari. Ciò significa che possono passare anche anni prima di avere nuove cucciolate, che in ogni caso devono rimanere con la mamma almeno per 14 settimane, comportando costi maggiori per l’allevatore.

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