Salute & Benessere

FIV, cos’è e come si tratta l’AIDS felino

Tra le malattie del gatto più diffuse troviamo la FIV, ovvero la Feline Immunodeficiency Virus (virus dell’immunodeficienza felina), meglio conosciuto come l’AIDS del gatto.

Si tratta di un virus altamente infettivo tra un micio e l’altro, la FIV è stata scoperta ufficialmente nel 1986: da allora sono stati fatti passi da gigante e si può migliorare la qualità della vita del micio e far sì che sia il più lunga e serena possibile, anche se purtroppo la FIV resta a oggi una malattia incurabile.

Come spiega Marco Martini, docente del Dipartimento di Medicina Animale, Produzioni e Salute dell’Università di Padova: “Secondo diversi studi la prevalenza dell’infezione da FIV in gatti di proprietà è nel corso del tempo diminuita, grazie a una maggiore educazione dei proprietari e a una conoscenza aumentata dei medici veterinari.”

Che cos’è la FIV e come diagnosticarla

La FIV – o AIDS felina – è una malattia virale che può colpire solo ed esclusivamente i gatti e che comporta un’immunodepressione, ovvero un fortissimo abbassamento delle difese immunitarie. Diagnosticata solitamente tramite un esame del sangue, la FIV si trasmette molto facilmente tra i gatti. Generalmente, il contagio avviene tramite scambio di sangue o altri fluidi organici, tant’è che l’accoppiamento è uno dei principali fattori di contagio, oltre alle ferite da morso.

Una delle credenze scorrette, che ha creato maggiore disinformazione intorno a questa patologia, è la FIV possa essere trasmessa dal gatto all’uomo. Questo è totalmente impossibile, come sottolinea ancora Marco Martini: “La FIV non è trasmissibile all’uomo né ad altri animali che non siano il gatto o altri felini. Questo perché il virus felino è totalmente diverso da quello umano, e anche se HIV 1 e 2 e FIV sono entrambi classificati tra i lentivirus, hanno caratteristiche genomiche, biochimiche, morfologiche e patogenetiche assolutamente diverse.”

Non è facile capire i sintomi dell’infezione da FIV, perché variano molto tra gatti infetti: alcuni presentano infiammazioni a carico rispettivamente di gengive e bocca, altri diarrea, problemi agli occhi, disturbi neurologici o comportamentali, o ancora rigonfiamento di linfonodi e febbre.

Per questo è bene, periodicamente, fare le analisi del sangue al proprio gatto, così da escludere la presenza di questo tipo di malattia, o eventualmente per poterla scoprire in una fase ancora iniziale e più facilmente gestibile. Occorre stare molto attenti: semplici batteri, funghi e virus normalmente innocui, possono avere effetti molto gravi sul gatto con FIV.

Come prendersi cura di un gatto con la FIV

Oltre al trattamento farmacologico che viene prescritto dopo la diagnosi, se abbiamo un gatto affetto da FIV ci sono delle accortezze che possiamo seguire per aiutarlo a rimanere in una salute comunque buona:

  • Evitare il contatto con altri felini, perché potrebbero avere infezioni comuni, ma letali per un gatto immunodepresso.
  • Evitare di somministrare cibi crudi, che possono contenere agenti patogeni.
  • Sterilizzare il gatto, specie se questo ha possibilità di uscire, così da evitare le lotte per l’accoppiamento e diminuire sensibilmente le probabilità d’infezione.
  • Organizzare controlli periodici con il veterinario, in modo da tenere sottocontrollo il procedimento della malattia e l’efficacia delle cure.
  • Evitare all’animale ogni tipo di stress e assicurargli il massimo benessere affettivo, relazionale, ambientale e alimentare possibile.

In generale, comunque, la qualità e la durata di vita del gatto affetto da FIV dipendono dalle attenzioni che gli vengono prestate. In generale, comunque, un gatto affetto da FIV ha un’aspettativa media di vita che si aggira sui cinque anni.

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