Storie

Leggende e superstizioni sul gatto nero

Bellissimo e misterioso proprio come la notte, il gatto nero è uno dei felini  più affascinanti, ma che da sempre è stato vittima di leggende e superstizioni. Dal Medioevo in poi, infatti, si è diffusa la credenza che il manto nero di questo tipo di gatto fosse un simbolo di sventura, e che fosse da associare a elementi negativi e alla sfera esoterica legata alle streghe e al diavolo.

Oggi è ampiamente dimostrato come queste fossero, appunto, semplici superstizioni prive di qualsiasi verità: il gatto nero è solo un gatto dal pelo scuro, eppure ancora in epoca moderna questo povero animale viene associato alla cattiva sorte, e per questo cacciato o maltrattato. Andiamo a scoprire le origini della cattiva fama del gatto nero, quali sono le leggende e le superstizioni più diffuse e perché, in realtà, sono completamente sbagliate.

Superstizioni sul gatto nero

La colpa della cattiva fama del gatto nero viene principalmente dal Medioevo: è proprio in questo periodo buio che si è cominciato ad associare questo animale alla sfortuna. Il gatto nero, infatti, venne associato alle streghe per via del manto oscuro e dei suoi occhi lampanti: queste voci si diffusero così in fretta che il popolo si convinse davvero che questi animali fossero sotto il controllo del diavolo, tanto da bruciarli sul rogo con le loro proprietarie accusate di stregoneria.

Un altro elemento che contribuì a convincere la gente dell’oscurità del gatto nero fu che i cavalli s’imbizzarrivano non appena lo vedevano passare. Questo avveniva, semplicemente, perché il micio appariva all’improvviso davanti alle carrozze, non visto per via del pelo scuro e con occhi lampeggianti: per questo i cavalli si spaventavano e s’imbizzarrivano. Ma la gente del Medioevo, profondamente superstiziosa, si convinse che il gatto nero che attraversa la strada è premonitore di cattiva sorte.

La peste ebbe un ruolo fondamentale nel creare leggende negative intorno a questa razza di gatti: quando iniziò a diffondersi, infatti, subito questo felino venne indicato come principale responsabile del dilagare della malattia. Si scatenò un’insana caccia per eliminare i gatti neri, ma la loro scomparsa non fece che evidenziare quanto questa idea fosse sbagliata: erano i topi, in effetti, a portare la peste, e fu proprio l’eliminazione dei gatti – i loro naturali predatori – a contribuire alla diffusione della malattia e al proliferare di altri topi.

Un’altra popolare superstizione risale a metà del 1500, e associa il gatto nero alle navi dei pirati: si diceva, infatti, che quando i pirati saccheggiavano una città erano sempre accompagnati da un micio con il manto scuro, che grazie al loro pelo gli permetteva di rubare meglio al buio.

La verità sul gatto nero

Con il tempo è stato evidenziato come la fama negativa dei gatti neri sia interamente imputabile all’ignoranza e alle superstizioni nate proprio del Medioevo.

Si è scoperto però che per alcune culture il gatto nero è in realtà portatore di buona sorte: gli Antichi Egizi, per esempio, lo veneravano come emissario della dea-gatto Bastet, mentre per i Romani era un animale così positivo che, quando moriva un gatto nero, le sue ceneri venivano sparse nei campi come protezione e auspicio di buon raccolto. Anche i popoli del Giappone, del Galles e della Cornovaglia vedono il manto nero del gatto come un grande segno di fortuna.

Eppure, nonostante sia stato dimostrato come leggende e superstizioni legate al gatto nero siano completamente false, ancora oggi qualche ignorante associa questo animale alla cattiva sorte e purtroppo si assiste ancora a maltrattamento verso questo tipo di felini, soprattutto durante le celebrazioni di Halloween.

Proprio per questo, la Lega Italiana Difesa Animali ed Ambiente ha stabilito il Gatto Nero Day ogni 17 novembre: in questa giornata di celebrazione si cerca di riabilitare la dignità del gatto nero e di sfatare tutta la superstizione che perseguitano da secoli questi bellissimi animali.

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